Un settore in stallo
L’Orologeria rappresenta una grande passioni per milioni di persone in tutto il mondo, ma ancor di più è la professione di altrettanti individui. In Svizzera rappresenta una buona fetta del commercio e dell’industria, e altrettanto in Giappone. Senza contare tutti quei paesi in cui vengono prodotti ricambi e accessori, che con il loro indotto contribuiscono in modo performante all’economia globale.
C’è poi il comparto del collezionismo, che, esattamente come la Formula 1 incide nella suggestione popolare del mercato dell’auto, imprime delle tensioni positive all’interno delle produzioni e distribuzioni, determinando anche prezzi e consumi.
Ma quanto questo settore è attivo oggi? Quanto merita tutta l’attenzione che gli viene attribuita? Quali sono le implicazioni che contribuiscono a renderlo vivo.
Penso di non incontrare il dissenso di chi legge, sostenendo che attualmente, in un’epoca in cui leggere l’ora lo si può fare in modi alternativi, che tra l’altro garantiscono una precisione quasi assoluta, il settore dell’Orologeria Meccanica sopravviva soprattutto grazie alla suggestione che i micro-meccanismi che si basano su una forza non elettronica suscitano per la meraviglia che destano.
Il settore però, a mio giudizio, non propone abbastanza sforzi che dimostrino dinamicamente la volontà di trovare nuove soluzioni tecniche e tecnologiche. Le innovazioni latitano e le proposte si basano soprattutto sull’estetica e sulla presentazione in forme inedite gli stessi temi.
E allora è legittimo porsi la domanda su quanto potrà sopravvivere un settore che si basa esclusivamente sulla mutevole suggestione umana.
L’Orologeria Meccanica superò l’attacco del quarzo con l’apporto geniale dell’intuizione di Hayek (ora praticamente eroe nazionale svizzero) con Swatch. Ma siamo sicuri che le nuove sfide portate dall’elettronica e dalla multifunzionalità siano superabili senza innovazioni che questa volta riguardino concretamente la struttura meccanica dei segnatempo?
E dire che le potenzialità della meccanica sono tangibili: orologi “dual-core” (con due bilancieri), sfruttamento dei nuovi materiali, miglioramento degli attriti. Certo sono tutte soluzioni che “costano”, e forse la voglia di investire nel futuro è frenata dai timori.
Il sospetto è che le grandi maison se ne siano rese conto, e questo giustificherebbe il vertiginoso crescere dei prezzi. E forse, come avvenne per la rivoluzione del quarzo, le frustata potrebbe arrivare da Est, ma questa volta non dal Giappone, ma dalla Cina, che ha un sistema economico-politico che consente produzioni a minor costo.
Conoscere queste problematiche sarà sufficiente? Lascio ai commenti la risposta a questo quesito: forse campanello d’allarme per uno “sgonfiarsi” della bolla dei prezzi nel collezionismo.

